lunedì 22 novembre 2010

In Attesa...


Guardo la strada attraverso i vetri sudati. I rami degli alberi spogli oscillano sotto il cielo grigio sporco. Qualche goccia si scaglia contro le foglie a terra con luccichio aguerrito. Il resto tace.

Alla mattina mi avvio per andare a lavorare. Alla mattina c’è la nebbia pomeriggio esce il sole, la sera piove, mi tocca sempre riempire la borsa con oggetti “utili” per ogni cambiamento atmosferico, come diceva mia nonna “Non ci sono più le mezze stagioni”

martedì 3 agosto 2010

I semi d'Anguria

Piccoli e scuri come nei, i semi dormivano tranquilli dentro un anguria zuccherina finche un giorno la loro vita non cambiò radicalmente. Una lama lunga e lucida trafisse l’anguria nel cuore lasciando che la crepa croccante spaccasse il frutto a metà. Laluce del sole, per la prima volta,accarezzò la polpa rossa . Alcuni semini saltarono subito fuori cadendo sul tavolo di legno.

Che meraviglia il sole, i fiori e gli alberi e l’aria. Senza gambe ne mani i semi non riuscivano a muoversi ma riuscivano a sentire la brezza leggera che asciugava i loro pancini lucidi e lisci.

Una mano umana, accompagnata dal panno passò velocemente sul tavolo spazzando via i semi e facendoli cadere uno dietro l’altro a terra. Alcuni rimbalzarono dalle pietre cadendo sopra una busta di plastica,separandosi per sempre dagli altri rimasti a terra, e lì furono abbandonati.

Il Sole e la Luna si scambiarono il posto per un po’ finche la busta con i semi non venne presa dalle persone con i giubbini a strisce luminose e rinchiusa in un cassone grosso di ferro insieme ai rifiuti raccolti nel parco. I semi si coprirono di polvere e altra sporcizia , molti si riepirono di creoe secche nelle quali si intravedeva il cuore bianco, altri cominciarono a marcire.

Senza vedere ne cielo ne luce, i semi non seppero quanto erano rimasti nel cassone. Sapevano solo che al momento in cui il cassone ricominciò nuovamente a muoversi molti di loro erano scomparsi trascinati via dai topi. Il cassone di tremava e sobbalzavae i semi si domandavano dove li stavano portando e che fine avrebbero fatto. Dopo un viaggio lunghissimo il coperchio si alzò ed il cassone inclinandosi verso il basso scaricò il suo contenuto in un luogo sporco e buio- una discarica. I semi rotolarono giù per i cumuli di spazzatura e caddero a terra. Altra spazzatura che veniva successivamente scaricata lì schiacciò i poveri semi in profondità compattando la terra sopra di loro.

Dopo tempo grandi escavatori spazzarono via tutta la spazzatura lasciando che la pioggia finalmente toccasse terra. L’acqua del cielo si infiltrò nella profondità del terreno e finalmente dissetò i semi screpolati, asciutti e ormai senza speranza. La pioggia cadde ancora e ancora finche la terra non divenne troppo dura dal freddo dell’inverno per poter assorbire altra acqua. Altro buio e freddo che durò mesi, ma i semi non se n’erano accorti perché addormentati profondamente fino all’arrivo della primavera. Finche il canto delle allodole non li svegliò. Forti e riposati rimasero sorpresi nel sentire il canto tanto piacevole. Curiosi di vedere la fonte meravigliosa di questa musica meravigliosa impiegarono tutte le loro forze per cercare di uscire fuori dalla terra. L’impresa impiegò tanta fatica e tanto tempo ma alla fine una dolce carezza del sole annunci erano finalmente spuntati fuori, sentivano di essere diventati più grandi e solidi, ma continuarono ancora di impegnare le loro forze per crescere.

Il Sole ricominciò a litigare per un pezzo di cielo con la Luna, che offesa ogni tanto non si faceva assolutamente vedere, finche un giorno.

“Ma guarda qui che meraviglia!”- un uomo barbuto si chinò verso l’anguria piena scoppiante di salute, la prese con le mani e la raccolse da terra, poi tirò fuori un coltellino piccolo e lo infilò energeticamente nell’anguria che con una crepa immediata sul fianco e un suono scroccante spaventò alcune allodole facendole spiccare in alto.

lunedì 12 luglio 2010

Albero di Natale



Quanta gioia, ho da fare.
Ho l’abete spoglio
Da vestire per natale
Con quello che voglio.

Posso mettere arance,
Anche biscottini,
Qualche gioia per le pance
D’ospiti bambini.

Palle gialle, fiocchi rossi,
Metterò con cura.
Luci piccoli e grossi
Per la notte scura.

Con un albero così
Dire tanto vale,
Che regali tanti,- Si!
Troverò a Natale.


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Il Cittadino del Mondo


Capelli corti e coccolati dal vento
Occhi profondi e accesi, non spenti.

Lentiggini vere dorati al sole
Il cuore pieno di gioia, d’amore.

Thailandia, Cina, Peru, Francia, Spagna,
Montagna, il mare, città e campagna

Qualunque che sia il posto nel mondo
Rimane per sempre nel mio profondo

E quando tristezza riempie il palato
Assaggio il pensiero di dove son stato.

venerdì 9 luglio 2010

Lasciatemi a casa



Sciarpa al vento,
Mi mangio il gelato.
Il mal di gola mi è assicurato.

Schiaccio pozzanghere
Con il piede duro.
Il rafreddore l’avrò di sicuro.

Io spero tanto,
Che il naso mi cola,
Perchè assentare io voglio a scuola.